Sono oltre tre mesi che non scrivo la newsletter. In luglio c’era troppo da fare per scrivere (raccogliere le firme). In agosto troppo poco. Ma adesso è tutto cambiato. Salvo trabocchetti (ce ne saranno molti) in primavera si vota il referendum. Quindi abbiamo due obiettivi: evitare i trabocchetti, e preparare la campagna referendaria.
Vado per punti:
1) La rabbia verso la classe politica è enorme: ormai superiore al 92. Ma non dobbiamo rassegnarci. Non ce l’ha ordinato il medico di tenerci questo sistema e questa dirigenza. Prima del 58 la Francia era peggio di noi: fu la riforma di De Gaulle a rimetterla in piedi. Perché da noi deve essere impossibile cambiare?
2) Attenzione, non è tutto da buttare via: c’è un pezzo di politica che funziona: è l’Italia dei sindaci . Molti di loro sono popolari, si identificano con la città, capiscono i problemi della gente, hanno ridato alle amministrazione dinamismo. Il perché è semplice: i sindaci sono il frutto migliore della riforma del 92, l'istituzione in cui la rivoluzione referendaria è riuscita in pieno. Questo ci dice una cosa: che la principale causa della crisi è che la riforma delle istituzioni si è fermata a metà. La strada è quindi quella di completarla.
3) Il referendum è lo strumento più forte per riprendere la marcia. Anzi, vista la paralisi del Parlamento, è l’unica. Eliminando la frammentazione il referendum ci dà subito la stabilità, e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno. A quel punto con una leggina di due righe si può ridare all’elettore il potere di scegliere il candidato.
4) Berlusconi vuole andare alle elezioni subito, prima del referendum. Sbaglia. Si illude di stravincere e di governare. Probabilmente stravincerebbe, ma non governerebbe affatto. I partiti del centro destra sono già una decina. In corso d’opera si moltiplicherebbero, creandogli gli stessi problemi che oggi ha Prodi.
5) Le elezioni dopo il referendum sarebbero invece un’altra cosa: si confronterebbero due grandi partiti: il partito democratico, e il partito unico del centro destra. Sarebbero elezioni all’inglese: che vince ha la garanzia della maggioranza. A quel punto potrebbero rappresentare davvero un cambiamento.
6) Un Parlamento dominato da due grandi partiti, e non spezzettato in venticinque formazioni, sarebbe finalmente in grado di affrontare il tema della riforma costituzionale, e di giungere, spero, al sindaco d’Italia, a un sistema in cui chi è scelto dai cittadini ha veramente gli strumenti per governare.
Mi puoi rispondere che cambiare le regole non basta, bisogna cambiare gli uomini. Vero. Ma ti rispondo che cambiando le regole arriveranno anche gli uomini adatti. Gran parte dei comuni non hanno ottimi sindaci?
Sono un visionario? Sono un ottimista? Non credo. Io so che abbiamo costruito con le nostre mani uno straordinario strumento per invertire la tendenza: Si chiama referendum. Non lasciamocelo scappare.
Mario Segni
msegni@tin.it

Ma ve l'avevo mai presentato il Presidente del comitato?
E' un professore universitario, te pareva, sposato e sistemato come tanti bravi personaggetti perbene che popolano l'Italia che va'!
Una prima impressione potrebbe essere quella che lui sia il tipo sprint, tutto fare, con tanta adrenalina in corpo.
Poi si scopre che è come tanti altri professori: sapeva benissimo cosa c'è da fare ma non sapeva quanto difficile è per fare.
Comunque non è tipo da facili scoraggiamenti e, testa bassa, ha continuato la sua battaglia.
Noi lo abbiamo seguito molto volentieri.
E dopo lo strepitoso successo ottenuto con la raccolta firme...
...mi è parso doveroso darvi qualche nota su chi è il condottiero di questa lunga lotta contro la partitocrazia.
Giovanni Guzzetta, 41 anni, avvocato, due figli, è Professore Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tor Vergata. Titolare della Cattedra Jean Monnet in Constitutional Trends in European Integration presso l’Università di Roma Tor Vergata. PHD all’European University Institute di Fiesole, si è specializzato a lungo in Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Già Presidente nazionale della FUCI (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) dal 1989 al 1991. Oltre ad aver elaborato gli attuali quesiti referendari, è stato l’ideatore, insieme a Serio Galeotti, del quesito per il referendum sulla legge elettorale del 1991 e 1993. E’ stato collaboratore di vari organi parlamentari. E’ autore di varie monografie e saggi di diritto costituzionale italiano, comunitario e comparato e (insieme a Francesco Saverio Marini) di un manuale di Diritto pubblico italiano ed europeo. Componente della Società europea di diritto pubblico e dell’associazione italiana dei costituzionalisti. Collabora con varie riviste e giornali.
Per contatti: presidente@referendumelettorale.org
Il primo quesito riguarda l’abrogazione delle coalizioni.
La risposta del comitato promotore: il comunicato integrale.
Il Comitato promotore dei referendum elettorali prende atto positivamente della volonta' del Presidente del Consiglio Romano Prodi di promuovere una riforma che ''accoglie i quesiti del referendum''. Quanto all'appello del Presidente del Consiglio a rinviare la raccolta delle firme il Comitato rimane fermo alle dichiarazioni dello stesso Presidente del Consiglio del 4 marzo scorso secondo le quali ''non e' la trattativa che sospende il referendum, ma l'accordo''. Da allora siamo in attesa di conoscere i contenuti di tale accordo per poterlo valutare senza pregiudizi''. E' quanto si legge in una nota del Comitato promotore del referendum.
di Beppi Lamedica